Il registro IVA acquisti è il libro contabile in cui il cessionario o committente annota le fatture passive ricevute — FatturaPA via SDI, autofatture TD17/TD18/TD19 per fornitori esteri, fatture cartacee da operatori forfettari — per esercitare il diritto alla detrazione nella liquidazione IVA periodica del periodo di registrazione. Per ogni riga vanno indicati progressivo, data di ricezione, ragione sociale del fornitore con partita IVA, imponibile e IVA per aliquota e flag di indetraibilità. Una fattura con più aliquote produce più righe.
La regola temporale fissata dall'art. 25 DPR 633/72 è netta: l'annotazione deve avvenire prima della liquidazione periodica in cui si esercita la detrazione, e al più tardi entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale dell'anno di ricezione. Il versamento dell'IVA a debito che ne deriva si esegue con modello F24, codici tributo 6001-6012 per i contribuenti mensili e 6031, 6032, 6033 per i primi tre trimestri dei contribuenti trimestrali, con il saldo del quarto trimestre regolato in sede di dichiarazione IVA annuale.
Popolare il registro IVA acquisti da fatture elettroniche significa percorrere ogni mese una pipeline precisa: dalla cartella di file XML ricevuti via SDI (più le poche fatture cartacee superstiti e le autofatture emesse per integrare operazioni con fornitori esteri) si estraggono i dati anagrafici e fiscali della fattura, si compongono le righe del registro con le colonne corrette, e dai totali del registro si alimentano i righi del quadro VP della LIPE trimestrale e, a fine anno, il quadro VF della dichiarazione IVA annuale.
La parte meccanica di questo lavoro — leggere il file XML e portarne fuori imponibile per aliquota, IVA per aliquota, partita IVA del cedente e codice TD — non è dove conviene investire ore di studio. L'estrazione automatica dei dati dalle fatture elettroniche XML restituisce queste colonne in modo deterministico, lasciando al contabile la parte di giudizio: classificare l'indetraibilità, distinguere la data di ricezione dalla data documento, gestire i casi particolari (reverse charge interno, autofatture estere, forfettari, split payment, ritenuta) che il file XML da solo non disambigua.
Schema della riga del registro IVA acquisti: cosa va in ogni colonna
Una riga del registro IVA acquisti è una struttura precisa, con campi che servono ognuno a una funzione contabile o fiscale distinta. Costruirla a colpi di "copia-incolla" dalla fattura, senza sapere a cosa risponde ciascuna colonna, fa perdere tempo in correzioni successive: una colonna saltata si ritrova ad aprile dell'anno dopo, quando si compila il quadro VF e i totali non quadrano. Lo schema sotto è quello che basta per coprire la liquidazione mensile o trimestrale, la LIPE e la dichiarazione annuale.
Progressivo di registrazione. Numerazione progressiva univoca per anno e per registro sezionale. Identifica la riga in caso di rettifica, di nota di variazione o di annotazione tardiva. Se si tengono più sezionali (per esempio uno generico, uno per gli acquisti intracomunitari, uno per il reverse charge interno), il progressivo riparte da uno per ciascuno.
Data di ricezione. Per le fatture elettroniche è la data SDI di consegna; per le residue cartacee, la data di protocollo interna. È il punto di partenza della tempistica della detrazione e governa il periodo di liquidazione di competenza. Va tenuta separata dalla data documento perché il calcolo del periodo si fa sulla ricezione, non sull'emissione.
Data documento. La data di emissione che il fornitore ha apposto sulla fattura. È un dato anagrafico del documento, non rilevante per il periodo di liquidazione, ma necessario per il riscontro con il fornitore e per la cronologia interna del ciclo passivo. Confondere le due date è uno degli errori che fa anticipare o ritardare la detrazione di un periodo intero.
Numero documento. La numerazione apposta dal fornitore. Coppia con ragione sociale e partita IVA, identifica univocamente la fattura nel registro.
Ragione sociale fornitore e partita IVA o codice fiscale. Identificativo della controparte. La partita IVA serve anche per i controlli incrociati lato Erario e per la corretta esposizione nei prospetti analitici della LIPE. Per fornitori esteri si registra il codice identificativo equivalente (numero di identificazione IVA UE per le operazioni intracomunitarie, codice paese e identificativo nazionale per gli extra-UE).
Imponibile per aliquota. Quando la fattura riporta più aliquote, l'imponibile va suddiviso e occupa più righe (vedi la sezione successiva). Sommare gli imponibili di aliquote diverse in un'unica voce rompe il riconciliamento con il quadro VP della LIPE.
IVA per aliquota. Stessa logica dell'imponibile: una colonna per fascia di aliquota. Su una riga in reverse charge interno l'IVA è quella integrata dal cessionario, non quella eventualmente esposta dal fornitore.
Totale fattura. Il totale del documento ripetuto come dato anagrafico. Serve come controllo aritmetico (totale = somma imponibili + somma IVA) e per il riscontro con la contabilità di costo. Su un documento multi-aliquota il totale appare una sola volta in ottica controllo, non si moltiplica per il numero di righe figlie.
Indicatore di indetraibilità. Flag totale o parziale con la percentuale: 40, 50, 100. Questa colonna trasforma l'IVA della riga in IVA detraibile e IVA indetraibile per la liquidazione, senza alterare il totale fattura. Le tre famiglie di indetraibilità (parziale forfetaria, totale per natura dell'acquisto, pro-rata) hanno una sezione dedicata.
Riferimento al registro sezionale. Quando si tengono sezionali, ogni riga riporta il sezionale di pertinenza. Anche in un registro consolidato senza sezionali distinti la colonna è utile per estrarre, in fase di liquidazione, le sotto-totali per regime.
Codice tipo documento ricevuto. Il TipoDocumento del file FatturaPA. I codici che cambiano davvero la modalità di registrazione sono TD01 (fattura ordinaria), TD16 (integrazione reverse charge interno), TD17/TD18/TD19 (autofatture per fornitore estero, rispettivamente servizi, beni intracomunitari, beni in deposito IVA o operazioni assimilate), TD24 (fattura differita). I TD04 e TD05 (note di credito e di debito) entrano in registro con segno coerente con il loro effetto sull'IVA detraibile.
Riferimento al DDT o al PO. Tracciabilità del ciclo passivo. Non è obbligatorio ai fini IVA ma chiude il ciclo ordine-DDT-fattura per chi tiene una contabilità integrata.
I dati di queste colonne sono presenti nel file FatturaPA in modo deterministico: il blocco CessionarioCommittente identifica il proprio soggetto, CedentePrestatore/IdFiscaleIVA dà ragione sociale e partita IVA del fornitore, DatiGenerali porta data e numero documento, DatiBeniServizi/DettaglioLinee contiene imponibile e aliquota per riga, e TipoDocumento dà il codice TD. Sono colonne popolabili automaticamente dall'XML, e non richiedono ridigitazione: l'investimento di tempo del contabile va nelle colonne di giudizio (data di ricezione validata, indetraibilità, sezionale).
Va detto che la riga del registro nasce su un input già pulito: prima ancora di scrivere il progressivo, il flusso AP a monte avrebbe dovuto verificare la consegna SDI, riscontrare la coerenza del totale fattura, escludere i duplicati e validare la controparte. Quando questa validazione manca, il registro raccoglie errori che riemergono solo a fine periodo. Il pezzo dedicato ai controlli AP sulla fattura elettronica ricevuta oltre lo SDI tratta la parte di lavoro che precede la registrazione e ne determina la qualità.
Chi tiene il registro in forma sezionale (per esempio un sezionale acquisti generici, uno intracomunitari, uno reverse charge interno) segue lo stesso schema all'interno di ciascun sezionale, con il progressivo che ricomincia da uno e il riferimento sezionale esplicito nella colonna apposita. La somma dei sezionali alimenta il quadro VP per la liquidazione e il quadro VF per la dichiarazione annuale.
Una fattura con più aliquote IVA: come moltiplicare le righe
Ogni aliquota presente sulla fattura genera una riga separata nel registro IVA acquisti, con il proprio imponibile e la propria IVA. I campi anagrafici — progressivo del documento, fornitore, partita IVA, data di ricezione, data documento, numero documento, totale fattura — restano comuni e si ripetono sulle righe figlie come riferimenti, non come dati indipendenti.
Si consideri una fattura TD01 con due aliquote: imponibile 1.000,00 al 4% e imponibile 2.000,00 al 22%, totale fattura 3.480,00. Il registro raccoglie due righe.
| Progressivo | Fornitore | Numero | Imponibile | Aliquota | IVA | Totale fattura |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 245/1 | Alfa Srl | 412 | 1.000,00 | 4% | 40,00 | 3.480,00 |
| 245/2 | Alfa Srl | 412 | 2.000,00 | 22% | 440,00 | 3.480,00 |
Il totale fattura compare due volte solo come dato anagrafico ripetuto, non si somma due volte: in fase di riconciliazione con la contabilità di costo o con il fornitore vale 3.480,00, non 6.960,00. Le formule di controllo sul foglio devono trattarlo come informazione descrittiva della riga, non come grandezza da aggregare.
L'effetto sulla liquidazione periodica è proporzionato per fascia: ciascuna riga concorre al quadro VP della LIPE per la propria aliquota, mantenendo la corretta segregazione dell'IVA detraibile per fascia di aliquota. Aggregare imponibili di aliquote diverse in un'unica voce, anche solo per leggibilità del foglio, fa perdere l'informazione necessaria al quadro VP, e rompe il riconciliamento richiesto a fine anno tra LIPE trimestrali e quadro VF della dichiarazione annuale.
Sulla numerazione del progressivo le due prassi accettate sono il progressivo unico per documento con discriminante interna per aliquota (245/1, 245/2 nell'esempio sopra) e il progressivo separato per ciascuna riga (245, 246). La prima è preferita perché conserva visivamente l'unità della fattura e semplifica le rettifiche; conta che la scelta sia coerente per tutto il registro dell'anno.
Il principio si estende oltre il caso semplice di due aliquote standard. Una stessa fattura può combinare righe imponibili al 22% con righe in regime di reverse charge interno (codice natura N6.x) o con righe esenti art. 10 (codice natura N4): anche in questi casi una riga separata per fascia, con il flag di regime impostato nella colonna del codice TD o del tipo indetraibilità, mantiene leggibile la struttura. Nel quadro VP la stessa fattura concorre a righi diversi a seconda del regime di ciascuna riga figlia, e il registro deve poterlo esporre senza rielaborazioni manuali.
IVA indetraibile nel registro acquisti: percentuali e flag operativi
L'IVA indetraibile non sparisce dalla riga: resta esposta come componente della fattura ma viene scorporata dall'IVA che concorre al credito del periodo. Nel registro questo lavoro si fa con due colonne — il tipo di indetraibilità e l'IVA indetraibile calcolata — che insieme producono in modo automatico l'IVA detraibile della riga, cioè il dato che andrà a confluire nel rigo VP5 della LIPE.
Le tre famiglie di indetraibilità sono distinte per origine e per meccanica.
Indetraibilità parziale forfetaria. Percentuali fissate dalla norma per categorie di acquisti tipiche, ai sensi dell'art. 19-bis1 DPR 633/72. I casi più frequenti nel registro acquisti di una PMI:
- Autoveicoli non strumentali: detraibilità al 40%, indetraibilità al 60%. Si applica all'acquisto, al noleggio e alla manutenzione di autovetture non utilizzate esclusivamente nell'esercizio dell'impresa.
- Telefonia fissa e mobile a uso promiscuo: detraibilità al 50%, indetraibilità al 50%. Riguarda canoni e consumi di linee non dedicate in via esclusiva all'attività.
- Spese di rappresentanza: indetraibilità totale ai sensi dell'art. 19-bis1, lett. h), salvo l'eccezione degli omaggi di costo unitario non superiore a 50 euro, che restano integralmente detraibili.
Le spese di alberghi e ristorazione, una volta a indetraibilità parziale, sono oggi integralmente detraibili in presenza dei requisiti di inerenza e di fattura intestata al committente: non rientrano fra le indetraibilità parziali forfetarie e si annotano con IVA piena, salvo restando il rischio di rilievo in caso di verifica per spese non inerenti.
Indetraibilità totale. L'IVA non è detraibile per natura dell'acquisto o per destinazione. Tipico il caso degli acquisti destinati a operazioni esenti art. 10 — settore sanitario, finanziario, assicurativo, formativo nei limiti di legge — o degli acquisti per uso personale del titolare. Il flag è 100% e l'IVA della riga non concorre al credito IVA del periodo, pur restando esposta nel registro per completezza e per la coerenza con la dichiarazione annuale.
Pro-rata di detrazione. Soggetti che effettuano sia operazioni imponibili sia operazioni esenti applicano una percentuale di detrazione calcolata sul volume d'affari. Durante l'anno la percentuale è quella provvisoria dell'anno precedente; a fine anno si rettifica con la percentuale definitiva dell'anno in corso e la differenza si recupera o si versa con la dichiarazione annuale. Il registro deve consentire la rettifica: in alcune realtà la riga porta la colonna "IVA potenzialmente detraibile" e il calcolo dell'IVA effettivamente detraibile resta a livello di liquidazione, in altre la percentuale provvisoria è già applicata a livello riga e la rettifica annuale interviene su un totale aggregato. Entrambi gli approcci sono praticati; conta la coerenza interna e la tracciabilità della percentuale applicata, non la scelta in sé.
Sul foglio di lavoro le colonne operative sono due: Tipo indetraibilità (per esempio "parziale 40%", "parziale 50%", "totale 100%", "pro-rata 78%") e IVA indetraibile, calcolata come IVA della riga moltiplicata per la percentuale di indetraibilità. La differenza tra IVA della riga e IVA indetraibile è l'IVA detraibile, ed è quella che alimenta il quadro VP della LIPE.
Esempio numerico, fattura di rifornimento per un'autovettura non strumentale: imponibile 800,00 più IVA al 22% pari a 176,00; tipo indetraibilità "parziale 60%" → IVA indetraibile 105,60, IVA detraibile 70,40. Il totale fattura resta 976,00 e va riscontrato come tale con la contabilità di costo; nel quadro VP del periodo concorre solo la quota detraibile di 70,40, mentre la quota indetraibile di 105,60 va a costo dell'esercizio insieme alla parte di imponibile, secondo il trattamento contabile dell'acquisto.
Tempistica della detrazione: quando si annota la fattura ricevuta
Il diritto alla detrazione si esercita nella liquidazione del periodo in cui la fattura è ricevuta e annotata. La registrazione deve avvenire prima della liquidazione del periodo di esercizio della detrazione, e al più tardi entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale dell'anno di ricezione (art. 25 DPR 633/72). Detto in modo operativo: il giorno SDI di consegna della fattura colloca la fattura in un mese; quel mese è il periodo della detrazione, purché la registrazione sia chiusa entro il termine di liquidazione di quel periodo.
A questo principio si affianca un'eccezione operativa fondamentale introdotta dal DL 119/2018 (art. 14): le fatture ricevute ed annotate entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione possono essere imputate al mese di effettuazione dell'operazione, salvo che si tratti di fatture relative a operazioni effettuate nell'anno solare precedente. È la regola che rende gestibile lo scarto fisiologico fra emissione della fattura da parte del fornitore (per esempio l'ultimo giorno del mese) e consegna SDI al cessionario (di solito i primi giorni del mese successivo).
Esempio cronologico, contribuente mensile. Fattura datata 30 gennaio 2026, con effettuazione dell'operazione a gennaio, ricevuta via SDI il 1 febbraio 2026. Se annotata entro il 15 febbraio 2026, può essere imputata alla liquidazione di gennaio e l'IVA detraibile concorre al versamento del 16 febbraio 2026. Se la ricezione o l'annotazione avvengono dopo il 15 febbraio, la stessa fattura entra nella liquidazione di febbraio e l'IVA detraibile concorre al versamento del 16 marzo 2026. Cambia un giorno, cambia il periodo di liquidazione.
L'eccezione del 15 ha un proprio limite: non si applica alle fatture relative a operazioni effettuate nell'anno solare precedente. Una fattura datata 30 dicembre 2025 ricevuta il 5 gennaio 2026 non può essere imputata al 2025, neppure annotandola entro il 15 gennaio 2026. Concorre obbligatoriamente alla liquidazione di gennaio 2026 e al quadro VF della dichiarazione IVA del 2026. È il caso che si presenta puntualmente a chiusura d'anno e che richiede attenzione specifica in fase di registrazione.
Quando una fattura ricevuta nel corso dell'anno non viene annotata in tempo per la liquidazione del periodo di ricezione, resta praticabile la registrazione tardiva. Il termine ultimo è quello di presentazione della dichiarazione IVA annuale dell'anno di ricezione: per una fattura ricevuta a novembre 2026 e non annotata, la registrazione può avvenire fino al 30 aprile 2027. Annotata entro tale termine, la fattura conserva il diritto alla detrazione per l'anno 2026 e confluisce nel quadro VF della dichiarazione 2026, ma in liquidazione viene esposta nel periodo di registrazione effettiva, non in quello di ricezione. Oltre il termine della dichiarazione annuale il diritto alla detrazione è perduto in via definitiva e all'omessa o tardiva registrazione si aggiungono le sanzioni amministrative previste dall'art. 6 del D.Lgs. 471/1997.
Tutto questo dipende dalla colonna data di ricezione nello schema della riga. È il dato che governa il calcolo del periodo di competenza della detrazione, e questa è la ragione per cui va registrato fedelmente — la data SDI di consegna per le fatture elettroniche, la data di protocollo interno per le residue cartacee — senza sostituirla con la data documento o con un protocollo arbitrario allineato al mese. Una data di ricezione manomessa per "rientrare nel mese" è una violazione che produce, nei casi limite, la perdita del diritto alla detrazione su cui si era contato.
Sul piano del workflow mensile l'effetto pratico è netto: il cut-off ragionevole per chiudere le annotazioni del mese precedente si colloca al giorno 15 del mese successivo, prima del versamento del 16. Le fatture arrivate via SDI dopo questo cut-off entrano nella liquidazione del mese in cui sono ricevute. Le fatture cartacee residue seguono la data di protocollo. Le fatture a cavallo d'anno, infine, non ammettono il riporto al periodo di emissione e vanno in ogni caso al periodo di ricezione.
Casi particolari: reverse charge interno, autofatture estere, forfettari, split payment, ritenuta
I cinque casi che seguono coprono la maggioranza delle deviazioni dalla riga TD01 standard che si incontrano nel registro acquisti di una PMI. Ognuno modifica una colonna precisa dello schema — il codice TD, il flag di indetraibilità o di regime, l'importo dell'IVA detraibile — e ognuno ha un effetto specifico sul rapporto fra registro acquisti e registro vendite.
Reverse charge interno (TD16). Operazioni interne in cui la legge sposta sul cessionario l'obbligo di assolvere l'IVA: i casi più frequenti sono i subappalti edili, le cessioni di fabbricati strumentali con opzione, le cessioni di rottami e materiali assimilati, le prestazioni di pulizia su immobili. Il fornitore emette la fattura senza addebito di IVA con indicazione del regime di reverse charge; il cessionario la riceve, integra l'IVA con codice TD16 e la registra due volte. Una riga entra nel registro acquisti con l'imponibile, l'IVA integrata e il flag di regime "reverse charge interno"; una riga speculare con stessa IVA in uscita entra nel registro vendite. L'effetto netto sulla liquidazione è zero, ma la doppia registrazione è essenziale per la coerenza con il quadro VJ della LIPE e con i quadri VF e VE della dichiarazione annuale.
Autofatture estere TD17, TD18, TD19. Quando il fornitore è non residente, l'IVA italiana sull'operazione viene assolta dal cessionario tramite integrazione o autofattura elettronica trasmessa via SDI. La scelta del codice dipende dalla natura dell'operazione: TD17 per integrazione o autofattura di acquisto di servizi da fornitore non residente (UE o extra-UE); TD18 per integrazione di acquisto intracomunitario di beni da fornitore UE; TD19 per integrazione o autofattura ex art. 17, comma 2 DPR 633/72, ovvero acquisto di beni da fornitore non residente quando i beni si trovano già nel territorio italiano, ipotesi che ricomprende le operazioni di estrazione da deposito IVA. Il documento entra nel registro acquisti con il codice TD17, TD18 o TD19, l'imponibile e l'IVA integrata, ed è specchiato da una riga identica per importi nel registro vendite. Per la procedura di emissione e il criterio di scelta fra i tre codici, l'articolo dedicato alle autofatture TD17, TD18 e TD19 per fornitori esteri entra nel dettaglio.
Fattura da operatore forfettario. Il fornitore in regime forfettario emette fattura elettronica senza IVA, con indicazione della natura N2.2. La fattura va comunque annotata nel registro IVA acquisti, sia per completezza sia per la tracciabilità del costo: imponibile pari al totale fattura, IVA pari a zero, IVA detraibile pari a zero. La riga è "trasparente" per la liquidazione IVA — non concorre al rigo VP5 — ma è essenziale per chi voglia incrociare il registro acquisti con la contabilità di costo o con il prospetto del volume d'affari per pro-rata.
Split payment (scissione dei pagamenti). Per il cessionario in regime di split payment — Pubblica Amministrazione e società destinatarie individuate dai decreti attuativi — la fattura ricevuta riporta l'IVA esposta dal fornitore, ma l'imposta non viene anticipata al fornitore: il cessionario versa l'IVA direttamente all'Erario con modello F24 (codici tributo 6040 per attività commerciale e 6041 per le PA istituzionali). Sul registro acquisti la riga si annota con imponibile e IVA per aliquota e con il regime "split payment" indicato nella colonna del tipo regime; l'IVA dell'operazione genera in liquidazione un effetto a doppia registrazione analogo al reverse charge interno (la stessa imposta entra come IVA detraibile e viene registrata come debito verso l'Erario), con effetto netto sostanzialmente neutro. Per il fornitore della PA il caso riguarda invece il registro vendite e non incide sul registro acquisti. La disciplina completa, con i flussi e gli adempimenti F24, è trattata nell'articolo sulla scissione dei pagamenti per fatture verso la Pubblica Amministrazione.
Fattura da professionista con ritenuta d'acconto. La ritenuta d'acconto applicata sui compensi di lavoro autonomo non incide sulla riga del registro IVA acquisti. L'IVA si annota normalmente per l'intero importo (imponibile e IVA per aliquota come per qualsiasi altra fattura TD01), e l'IVA detraibile è quella piena. La ritenuta si traccia separatamente nei conti contabili (debito verso Erario per ritenute, codice tributo specifico) e confluisce nei flussi della Certificazione Unica di fine anno; il workflow AP per la ritenuta d'acconto sulle fatture ricevute da professionisti descrive l'estrazione del blocco DatiRitenuta dall'XML, le scritture contabili e la chiusura con F24 codice 1040. I tre piani — IVA a registro acquisti, pagamento netto al fornitore al netto della ritenuta, ritenuta a debito verso l'Erario — restano separati. L'errore tipico è ridurre l'imponibile o l'IVA della riga del registro al netto della ritenuta: produce una sotto-stima dell'IVA detraibile e fa quadrare i conti in modo apparente, ma rompe la coerenza fra il registro e il quadro VF della dichiarazione.
In ognuno di questi casi la disciplina si concentra in due colonne dello schema: la colonna del codice TD (TD01 per il caso ordinario e per la ritenuta professionisti, TD16 per il reverse charge interno, TD17/TD18/TD19 per le autofatture estere) e la colonna del tipo indetraibilità o regime (regime ordinario per la ritenuta, regime di reverse charge per TD16, IVA integrata per le autofatture, regime forfettario senza IVA, split payment quando applicabile). La precisione su queste due colonne consente al registro di alimentare correttamente i quadri VP, VJ, VF e VE senza rielaborazioni manuali.
Dal registro IVA acquisti alla LIPE e alla dichiarazione IVA annuale
Chiuse le annotazioni del periodo, il registro IVA acquisti diventa la fonte dei dati che alimentano la Liquidazione Periodica IVA (LIPE) e, a fine anno, il quadro VF della dichiarazione IVA annuale. Il passaggio è meccanico se la riga è scritta bene; richiede rielaborazioni manuali ogni trimestre se il registro non separa correttamente per aliquota e per regime.
Dal registro del periodo si estraggono due aggregati: il totale degli acquisti del periodo (somma degli imponibili) e il totale dell'IVA detraibile (somma dell'IVA della riga al netto della quota indetraibile). Questi due aggregati alimentano il quadro VP della comunicazione di liquidazione periodica IVA, trasmessa telematicamente con cadenza trimestrale. Il rigo VP3 (totale operazioni passive) raccoglie il totale degli imponibili. Il rigo VP5 (IVA detratta) raccoglie il totale dell'IVA detraibile, già al netto della quota indetraibile e dell'eventuale rettifica pro-rata applicata. La differenza fra il rigo VP4 (IVA esigibile sulle operazioni attive del periodo, che arriva dal registro vendite) e il rigo VP5 determina il debito o il credito IVA del periodo.
Le operazioni in reverse charge, sia interno (TD16) sia da autofattura per fornitore estero (TD17/TD18/TD19), entrano nel quadro VJ della LIPE che raccoglie le operazioni con IVA integrata; il riferimento è specifico per regime e si appoggia sulla colonna del codice TD del registro. Senza questa colonna ben tenuta, la compilazione del VJ richiede una ricostruzione caso per caso ogni trimestre.
Il versamento dell'IVA a debito che emerge dalla liquidazione si esegue con modello F24 e codici tributo specifici per la cadenza. I contribuenti mensili usano i codici 6001-6012, uno per ciascun mese di competenza (6001 per gennaio, 6002 per febbraio, e così via fino a 6012 per dicembre). I contribuenti trimestrali per opzione (art. 7 DPR 542/99) usano i codici 6031, 6032, 6033 per i primi tre trimestri solari; il saldo del quarto trimestre confluisce nella dichiarazione IVA annuale e si versa con il codice tributo del saldo annuale (6099), maggiorato dell'1% di interesse previsto per l'opzione trimestrale. Le scadenze ufficiali per la liquidazione periodica IVA pubblicate dall'Agenzia delle Entrate confermano il calendario: i contribuenti IVA mensili effettuano la liquidazione e il versamento entro il giorno 16 del mese successivo; i contribuenti trimestrali versano entro il 16 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre per i primi tre trimestri solari, e in sede di conguaglio annuale entro il 16 marzo dell'anno successivo per il quarto trimestre.
A fine anno il totale dell'anno del registro IVA acquisti alimenta direttamente il quadro VF della dichiarazione IVA annuale, sezione "operazioni passive e IVA ammessa in detrazione". Il quadro VF richiede la suddivisione per aliquota (4%, 5%, 10%, 22% e altre) e per regime (operazioni imponibili, operazioni in reverse charge, operazioni con IVA totalmente o parzialmente indetraibile, acquisti intracomunitari, importazioni). Anche qui la struttura del registro decide il lavoro a maggio-giugno dell'anno successivo: un registro che porta colonne distinte per aliquota e per regime restituisce il quadro VF con un'aggregazione semplice, mentre un registro consolidato senza queste segregazioni costringe a ricostruire i sotto-totali a posteriori.
Il primo controllo di qualità del registro per l'anno è la coerenza fra somma dei VP5 dei quattro trimestri (o dei dodici mesi, per i mensili) e il totale dell'IVA detraibile esposta nel quadro VF della dichiarazione annuale. Discrepanze fra i due totali segnalano errori di registrazione, rettifiche pro-rata non riportate, o annotazioni tardive non correttamente esposte nel periodo di registrazione. Su un registro tenuto correttamente la riconciliazione è un controllo automatico; su un registro tenuto male è un mese di lavoro per chiudere l'anno.
Un foglio Excel minimo per il registro IVA acquisti mensile
Il layout Excel che segue è la traduzione operativa dello schema discusso in precedenza. Non sostituisce il gestionale di chi ne usa uno; è il foglio minimo che consente a uno studio di tenere il registro IVA acquisti per un cliente che lavora senza gestionale, o di tenere un registro di controllo parallelo per riconciliare i numeri usciti da un gestionale prima di chiudere la liquidazione. Le colonne sono sedici, ognuna con una funzione precisa. Per ciascuna è indicato se è popolabile direttamente dall'XML FatturaPA o richiede input del contabile.
| Colonna | Origine |
|---|---|
| Progressivo | Manuale (numerazione del registro) |
| Data ricezione | XML (data SDI di consegna) |
| Data documento | XML |
| Numero documento | XML |
| Fornitore | XML |
| Partita IVA | XML |
| Codice TD | XML (TipoDocumento) |
| Imponibile | XML (per aliquota) |
| Aliquota | XML (per riga di dettaglio) |
| IVA | XML (per aliquota) |
| Tipo indetraibilità | Manuale (giudizio del contabile) |
| IVA indetraibile | Formula = IVA × % indetraibile |
| IVA detraibile | Formula = IVA − IVA indetraibile |
| Totale fattura | XML |
| Riferimento sezionale | Manuale (se si tengono sezionali) |
| Riferimento DDT/PO | Manuale o gestionale a monte |
L'estrazione dei dati XML è il passaggio in cui dieci colonne su sedici si popolano in modo deterministico. Per le PMI che ricevono qualche decina di fatture al mese il lavoro manuale è ancora gestibile; per uno studio con trenta clienti, o per un'AP con qualche centinaio di fatture mensili, l'estrazione massiva delle fatture elettroniche XML in Excel è la fonte naturale del template, e lascia al contabile solo le colonne di giudizio (tipo indetraibilità, sezionale, riferimento DDT/PO).
Una piccola tabella illustrativa di un mese realistico con quattro fatture diverse — una TD01 a singola aliquota, una TD01 multi-aliquota, una TD16 reverse charge interno, una da operatore forfettario — restituisce visivamente come si vede un registro popolato. Per leggibilità la tabella che segue omette le colonne Riferimento sezionale e Riferimento DDT/PO; numeri sintetici a fini di chiarezza:
| Prog. | Data ric. | Fornitore | TD | Imponibile | Aliq. | IVA | Tipo indetr. | IVA indetr. | IVA detr. | Totale fatt. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 412 | 03/02/26 | Beta Srl | TD01 | 1.500,00 | 22% | 330,00 | — | 0,00 | 330,00 | 1.830,00 |
| 413/1 | 05/02/26 | Gamma SpA | TD01 | 800,00 | 4% | 32,00 | — | 0,00 | 32,00 | 2.092,00 |
| 413/2 | 05/02/26 | Gamma SpA | TD01 | 1.000,00 | 22% | 220,00 | — | 0,00 | 220,00 | 2.092,00 |
| 414 | 08/02/26 | Delta Sub Srl | TD16 | 2.500,00 | 22% | 550,00 | reverse charge | — | 550,00 | 2.500,00 |
| 415 | 12/02/26 | Epsilon (forf.) | TD01 | 600,00 | — | 0,00 | forfettario | 0,00 | 0,00 | 600,00 |
Le formule essenziali sul foglio sono tre. La somma dell'IVA detraibile per il periodo, che alimenta il rigo VP5 della LIPE: =SOMMA.SE(periodo; mese; IVA_detraibile). La somma degli imponibili per il periodo, che alimenta il rigo VP3: =SOMMA.SE(periodo; mese; Imponibile). La verifica di riconciliazione riga per riga, che chiude il controllo aritmetico: Totale fattura = SOMMA(Imponibile) + SOMMA(IVA) calcolata sulle righe figlie di una stessa fattura. Aggregazioni più sofisticate (per aliquota, per regime, per sezionale) si costruiscono con tabelle pivot sui dati del foglio principale e alimentano le sezioni di dettaglio del quadro VF a fine anno.
Il registro tenuto in formato digitale — Excel, gestionale, software dedicato — è ammesso e largamente prevalente nella pratica italiana. La tenuta digitale non sostituisce però l'obbligo di conservazione: i registri vanno conservati a norma per il periodo previsto dalla disciplina IVA, con i requisiti di immodificabilità, leggibilità e marcatura temporale che la conservazione sostitutiva richiede. La procedura di conservazione è un argomento autonomo e richiede integrazione con un servizio dedicato: il foglio Excel chiude il flusso operativo del periodo, ma la conservazione della versione finale del registro va organizzata separatamente.
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